Arte e Diritto

LIVE 28 giugno 2021 dalle ore 9.30 alle ore 11.30

in diretta dall’Area archeologica di Paestum

UPEL CULTURA - INTERVISTA A PAOLO BINI
Paolo Bini (Battipaglia, Italia 1984) si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Il suo lavoro spazia dalla pittura all’installazione. Le sue opere sono state presentate in istituzioni nazionali ed internazionali, tra cui: Parco Archeologico Paestum (2021), CAMUSAC Cassino (2020), ISCP New York (2019), Gallerie d’Italia (2019), Museo Riso Palermo (2018), Museo MADRE Napoli (2017), Reggia di Caserta (2016), Palazzo Reale Milano (2016),​ Casa Ariosto Ferrara (2014), Provenance House Cape Town (2013), Museo de Arte Religioso Iglesia de San Francisco de Asís Avana (2010), Palazzo Bianco Genova (2010). È il vincitore del Premio Cairo 2016 ed è rappresentato dalla Galleria Peola Simondi di Torino. www.paolobini.it 

INTERVISTATO DA
Avv. Giorgia Colombo
Avvocato dello Studio Legale & Tributario DDC e Coordinatore Scientifico di Upel Cultura.

Il 2 giugno 2021 l’Associazione UPEL Varese è diventata UPEL Italia.
Con l’occasione e le nuove aperture in sicurezza Upel Cultura realizza il primo incontro “fuori sede” alla scoperta di un giovane artista contemporaneo in una regione dalla natura in parte selvaggia.
La natura e il paesaggio seducono Paolo Bini fin da bambino, in un viaggio continuo alla ricerca di emozioni.
La luce e il colore trasformano le sue opere in vibranti superfici cromatiche in cui potersi perdere e ritrovare.
L’evoluzione del suo lavoro lo porta a sperimentare un senso di ampiezza in spazi nuovi e aperti.
La sua arte diventa ambientale, in un confronto sempre più attivo e sperimentale con l’ambiente e il territorio, che si colorano di scenari emotivi.

PROGRAMMA
Incontro con l’artista
– Chi è Paolo Bini
– Dov’è nata la sua arte e quali sono gli artisti a cui si ispira
– La luce e il colore
Il linguaggio e i materiali
– I nastri
– Le immagini digitali
– Le scenografie
Il rapporto con i Comuni
– Il legame con i territori
– L’arte ambientale
– Le prospettive future

Partecipazione GRATUITA PER TUTTI
DISDETTA
In caso di impossibilità a partecipare, si prega di inviare disdetta entro 3 giorni dall’evento all’indirizzo e-mail This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

La segreteria UPEL è a disposizione per ulteriori informazioni e supporto al n. 0332 287064 – email This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. e This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

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17 giugno 2020 
 
9 marzo 2020: per l’Italia intera è lockdown.
L’ennesimo decreto chiude e ferma il Paese, ad eccezione dei soli servizi essenziali.
Anche il mercato dell’arte e dell’antiquariato viene travolto dall’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Gallerie d’arte e case d’aste hanno dovuto totalmente ripensare le modalità di confronto con potenziali acquirenti, non potendo più contare sulla presenza fisica.
Questo drammatico contesto economico, sociale ed emergenziale – i cui postumi sono ancora tutti da valutare – ha manifestato l’improcrastinabile esigenza del mercato dell’arte, così come di tanti altri settori economici, di attuare la digitalizzazione.
Le gallerie d’arte e le case d’asta sono state chiamate a fornire risposte rapide ed efficienti a collezionisti e a semplici appassionati d’arte.
Ma vi è di più.
Il ricorso a piattaforme di e-commerce – prima fra tutte Artprice – per la gestione delle vendite di opere d’arte, ha perfino riscontrato buoni risultati sia sul piano internazionale, sia nazionale.
È un esito del tutto inaspettato se si pensa che nel corso del 2019 il mercato dell’arte ha subito un rallentamento rispetto al 2018.
Nello specifico, Arts Economics ha rilevato come le vendite globali di arte e oggetti d’antiquariato nel 2019 abbiano subito un calo del 5% rispetto all’anno precedente. La diminuzione delle vendite presso le più importanti case d’aste – Sotheby’s e Christie’s – è stato addirittura quantificato al 17%.
Se nel 2018 le vendite di opere con valore di mercato superiore ai 100 mln di $ hanno guidato il mercato dell’arte, facendo sì che si parlasse di sovraperformance dei top prices, nel 2019 il mercato dell’arte si è significativamente ridimensionato anche a causa di questioni economiche e di politica internazionale.
Se a quanto premesso si associa la subentrata emergenza epidemiologica da COVID-19, sarebbe stata impensabile una buona tenuta del mercato dell’arte.
Eppure, talvolta, la realtà supera l’immaginazione: l’accessibilità virtuale alle opere in vendita ha consentito di facilitare gli scambi commerciali, di ampliare la domanda raggiungendo nuovi potenziali acquirenti, anche stranieri, e da ultimo – ma non per importanza – di ridurre notevolmente i costi di organizzazione di mostre ed esposizioni.
Nondimeno, questi nuovi modelli di business hanno sollevato questioni giuridiche.
Quali tutele per gli acquirenti nella contrattazione a distanza?
Sul fronte nazionale, il Codice del Consumo pone in capo ai professionisti del mercato dell’arte stringenti obblighi informativi e di forma a favore dell’acquirente.
Ai sensi dell’art. 49 di tale Codice, il professionista che aliena beni mobili – nel caso di specie opere d’arte – al di fuori dei locali commerciali, deve necessariamente indicare all’acquirente le loro caratteristiche principali; la sua identità nonché l’indirizzo geografico ove è stabilito; il prezzo complessivo dei beni acquistati comprensivo delle imposte; le modalità di pagamento, consegna ed esecuzione della prestazione e la data entro la quale si impegna a far pervenire i beni all’acquirente.
Qualora sussistesse il diritto di recesso, dovranno essere riportate le condizioni, i termini e le procedure per esercitare tale diritto. Se non previsto, invece, il professionista dovrà in ogni caso informare l’acquirente che non beneficerà di un diritto di recesso.
In definitiva, il professionista deve garantire al consumatore che i beni acquistati siano conformi a quelli specificati nel contratto concluso.
È possibile la riproduzione online delle immagini di opere d’arte?
Premesso che il diritto di riproduzione è esclusivo dell’autore dell’opera, ex art. 13 della L. n. 633/1941, per una lecita utilizzazione di un’immagine di un’opera d’arte in un catalogo di mostre o aste è necessaria la preventiva autorizzazione del titolare del diritto.
Difatti, la riproduzione fotografica di un’opera in catalogo – cartaceo o digitale – consiste in una forma di utilizzazione economica dell’opera d’arte medesima.
Tuttavia, in un contesto emergenziale che limita fortemente se non addirittura vieta il contatto tra persone, e pertanto impedisce ad un ipotetico acquirente di recarsi in loco per visionare l’opera in prima persona, la riproduzione dell’opera d’arte per mere finalità conoscitive e descrittive è consentita, in deroga al principio sopramenzionato.
In tal caso, la riproduzione agevola la vendita a distanza dell’opera, scongiurando il totale arresto di un mercato importante e redditizio quale quello dell’arte.
In conclusione, è ragionevole asserire come la digitalizzazione del mercato dell’arte possa realmente contribuire ad una maggior diffusione e condivisione dell’arte stessa – in ogni sua forma – facendo sì che essa possa essere “sperimentata dal più ampio numero possibile di individui” (K. Haring).
In fin dei conti, l’arte è un linguaggio universale.
 
Dott.ssa Maria Tremolada
 
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LIVE 14 maggio 2021 dalle ore 9.30 alle ore 11.30

UPEL CULTURA - INTERVISTA AD ANDREA RAVO MATTONI

Andrea Ravo Mattoni
Urban-visual artist. Laureato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, è un creativo: non ama definirsi street artist, anche se ha fatto dell’arte urbana il suo linguaggio artistico principale. Il talento di RAVO, tra i più importanti e conosciuti artisti contemporanei italiani, è riconosciuto in tutto il mondo: sono numerose infatti le opere che ha realizzato non solo in Italia, ma anche e soprattutto in Francia. La sua cifra stilistica consiste nel recupero del classicismo, riproducendo capolavori e opere di arte antica all’aperto con il solo utilizzo della bomboletta.
http://www.ravo.art/

INTERVISTATO DA
Avv. Giorgia Colombo
Avvocato dello Studio Legale & Tributario DDC e Coordinatore Scientifico di Upel Cultura.

PRESENTAZIONE E OBIETTIVI
I nostri Comuni hanno bisogno di Bellezza.
Il mondo della cultura ha subito uno stop importante a causa della pandemia tutt’ora in corso, con ripercussioni a lungo termine che non sembrano trovare una fine.
In questo contesto spicca il lavoro dell’artista Andrea Ravo Mattoni, varesino di origine, che si svolge all’aperto e, come tale, non subisce le chiusure forzate dei luoghi della cultura.
Perché per l’artista i luoghi della cultura non sono soltanto i musei, che spesso costituiscono un ostacolo alla diffusione della cultura, essendo visti con timore da molti, ma le strade dei nostri Comuni.
Da qui il progetto “Recupero del Classicismo nel contemporaneo” e il sogno di creare una pinacoteca a cielo aperto accessibile a tutti e un ponte con le istituzioni museali, attraverso la realizzazione di copie (in proporzioni gigantesche) di opere d’arte che fanno parte del patrimonio artistico mondiale (soprattutto del periodo tra 1600 e 1800) sui muri delle città, utilizzando la bomboletta spray.
Un progetto che prende forma attraverso la ricerca dei non luoghi e il legame con il territorio, condividendo la Bellezza e la Cultura e coinvolgendo tutti i cittadini.

 

L'evento è inserito tra gli appuntamenti "extra festival" del festival letterario "Mulini Letterari" 2021 organizzato dal Sistema Bibliotecario Valli dei Mulini - Provincia di Varese
www.muliniletterari.com

 

 

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3 giugno 2020 
 
Il 19 maggio 2020 è stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il tanto atteso Decreto Rilancio (Decreto-Legge n. 34/2020).
Quali sono le misure adottate per il settore del turismo, che, insieme alla cultura, è stato tra quelli “più gravemente colpiti sin dagli inizi dell’emergenza coronavirus a causa della significativa contrazione degli arrivi internazionali a cui si sono poi aggiunte le chiusure dovute alle misure di contenimento del contagio” come evidenziato dal ministro Dario Franceschini?
Gli articoli 176 - 182 del Decreto Rilancio contengono il c.d. “Pacchetto Turismo” e ulteriori misure si rinvengono in altre sezioni del decreto.
Di grande interesse si segnalano fin da subito le misure a “Sostegno delle imprese di pubblico esercizio” previste dall’art. 181 del Decreto Rilancio con lo scopo di favorire la ripresa delle attività economiche sospese con il D.P.C.M. del 10 aprile 2020, nonché di garantire il rispetto delle misure di distanziamento connesse all’emergenza da Covid-19, privilegiando i consumi all’esterno.
Trattasi di novità assoluta laddove il Governo ha fornito una risposta immediata e concreta alle esigenze degli operatori del settore, colpiti duramente dal lock-down e chiamati a ripartire nel rispetto di distanziamenti difficili da attuare nella maggior parte dei casi.
La disposizione si rivolge a bar, ristoranti, pizzerie, birrerie, stabilimenti balneari e gelaterie, oltre a tutti gli altri esercizi contemplati dall’art. 5 della legge n. 287/1991, e viene loro in soccorso esonerandoli dal pagamento della tassa di occupazione di spazi e aree pubbliche (Tosap) e del canone di cui all’art. 63 d.lgs. 446/1997 (Cosap) a far data dal 1 maggio e fino al 31 ottobre 2020.
Il ristoro per i Comuni del minor gettito sarà a carico di un Fondo nello stato di previsione del Ministero dell’Interno, con una dotazione di 127, 5 milioni di euro per l’anno 2020.
Ma vi è di più.
È altresì sospeso sino al 31 ottobre 2020 il regime di autorizzazioni da parte delle soprintendenze con riguardo alla posa in opera temporanea su vie, piazze, strade e altri spazi aperti di interesse culturale o paesaggistico di strutture amovibili, quali dehors, elementi di arredo urbano, attrezzature, pedane, tavolini, sedute e ombrelloni, ed è disapplicato il termine di 90 giorni entro il quale le opere, non soggette a titolo abilitativo, dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e destinate ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità, dovrebbero essere rimosse.
Unica condizione richiesta è che le suddette opere temporanee siano funzionali all'attività svolta dagli esercizi contemplati dalla norma in commento.
E con particolare riguardo alle modalità?
Assistiamo ad una vera e propria semplificazione.
Sarà difatti sufficiente presentare in via telematica all’ufficio competente dell’Ente Locale una domanda di nuova concessione per l'occupazione di suolo pubblico ovvero di ampliamento delle superfici già concesse, con allegata la sola planimetria, e senza applicazione dell’imposta di bollo di cui al DPR N. 642/1972 (sia per la domanda sia per il provvedimento finale concessorio).
Trattasi di procedura speciale in deroga alle disposizioni statali e regolamentari già adottate dal Comune, attuabile sulla base del combinato disposto della disposizione in esame e dell’art. 264 del Decreto Rilancio che regola nello specifico la materia edilizia.
Rimangono ferme le disposizioni del Codice della strada a garanzia del rispetto delle aree di pubblico passaggio e di transito dei mezzi di soccorso e dei diritti dei terzi.
Quanto all’individuazione delle superfici massime concedibili per le nuove occupazioni ovvero per gli ampliamenti rientranti nel temporaneo ed eccezionale regime autorizzatorio, non è prevista alcuna previsione normativa, con la conseguenza che ogni Comune potrà autodeterminarsi sul punto.
Inoltre, dato il tenore letterale della norma, in caso di già avvenuto pagamento per fattispecie che godono del beneficio, si dovrà procedere al rimborso per il periodo dell’esonero.
Com’è stata accolta la misura in esame dagli operatori del settore?
Le prime risposte sono assolutamente positive, con molte domande non solo già presentate bensì già approvate.
E città come Varese, a titolo esemplificativo, vanno anche oltre il Decreto Rilancio estendendo a ciascuna tipologia di commerciante, non solo quindi a bar e ristoranti, ma altresì negozi di vicinato e para commerciali, la possibilità di occupare suolo pubblico con il proprio dehors senza alcun costo.
Non solo: tra le opzioni oggetto di studio da parte dell’Amministrazione comunale rientra altresì quella dell’occupazione di aree verdi.
In un momento in cui tutti noi abbiamo bisogno di bellezza, una misura di grande incidenza, che aiuterà tutti noi a riappropriarci delle nostre città, alla scoperta di angoli nascosti e con la suggestione di poter cenare in musei a cielo aperto, in molti luoghi che hanno fatto la storia del nostro Paese.
 

Avv. Giorgia Colombo

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LIVE 29 aprile 2021 dalle ore 9.30 alle ore 11.30

I BENI CULTURALI DI INTERESSE RELIGIOSO – CARLO CAPPONI E GIORGIA COLOMBO 

RELATORE
Arch. Carlo Capponi
Specializzato in Museologia e Museografia presso il Politecnico di Milano, esperto in Beni Ambientali e Cultore della Materia per l’insegnamento “Sistemi di gestione dei beni ecclesiastici” presso il corso di Laurea “Economia e gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo”, presso l’Università Cattolica di Milano.
Dal 1983 cura gli interventi di restauro artistico per la Basilica di sant’Ambrogio in Milano e ha promosso ed realizzato differenti convegni sul tema dei Beni Culturali del patrimonio ecclesiale e allestito molte mostre d’arte, anche contemporanea (Giò Pomodoro, Carmelo Cappello, Remo Brindisi, William Congdon, Sandro Leonardi, ecc.)
È Conservatore On. del Museo della Basilica, dal 1984, interessandosi direttamente di curare i rapporti istituzionali con le Soprintendenze, la Regione e gli altri Organi territoriali. È autore di studi sull’architettura del secolo XIX e, in particolare, sui restauri eseguiti nella Basilica di sant’Ambrogio e in ambito milanese.
È Socio fondatore dell’AMEI (Associazione dei Musei Ecclesiastici Italiani).
Dal giugno 1999 è in ruolo presso l’Ufficio per i Beni Culturali e Arte Sacra dell’Arcidiocesi di Milano.
Dal 15 maggio 2007 è Direttore dell’Ufficio Beni Culturali, Presidente della ‘Commissione Diocesana d’arte sacra e Beni culturali’ e Delegato dell’Ordinario per i rapporti con la Soprintendenza ai sensi dell’Intesa tra MIBACT e CEI.
Dal 1 giugno 2016 è Delegato dell’Ordinario diocesano per l’Edilizia di Culto della Diocesi di Milano.
Dal marzo 2018 è nominato dalla Conferenza Episcopale Lombarda, Delegato regionale per i Beni Culturali delle Diocesi della Regione ecclesiastica Lombarda per il triennio 2018-2021.
È Docente incaricato per la disciplina “Beni Culturali Ecclesiastici” presso il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra (PIAMS) di Milano.

INTERVISTATO DA
Avv. Giorgia Colombo
Avvocato dello Studio Legale & Tributario DDC e Coordinatore Scientifico di Upel Cultura

 

PRESENTAZIONE E OBIETTIVI
Gli Enti Ecclesiastici rappresentano una realtà radicata in ogni luogo della nostra Penisola. Non esiste frazione che non possegga una chiesa, più o meno grande, un santuario, un convento ovvero la sede della Parrocchia.
La Chiesa universale ha un proprio Codice giuridico (il Codice di Diritto Canonico) che vale a livello universale. La Chiesa italiana, rappresentata dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), emana protocolli di indirizzo valevoli per tutto il territorio nazionale, ma ogni Diocesi, nella sua assoluta autonomia, ha sviluppato prassi operative/metodologiche per il proprio territorio.
Le Parrocchie sono per legge “soggetti giuridici privati senza scopo di lucro”, rientranti nella disciplina del D.lgs. 42/2004, così come gli altri Enti e Istituti religiosi di consacrati.
La CEI, dopo il primo Decreto Legge sui Beni culturali (1999) ha sottoscritto una INTESA con il Ministero per i Beni Culturali (oggi MiC – Ministero della Cultura), poi rinnovato, per la gestione dei rapporti tra Enti ecclesiastici e Soprintendenze territoriali.
La Santa Sede, sempre nel 1999, ha promulgato un Decreto per tutte le famiglie dei Religiosi che non hanno una dipendenza funzionale dai Vescovi territoriali.
Nell’incontro verranno chiarite queste problematiche, a prima vista difficili da comprendere, spesso però più per il linguaggio che viene utilizzato che per reali difficoltà.

PROGRAMMA

Profili giuridici dei beni di interesse religioso:
- I beni culturali nell’ordinamento giuridico italiano
- I beni culturali nell’ordinamento canonico
- I beni culturali di interesse religioso
Le Diocesi e le Parrocchie:
- Le modifiche apportate al codice dei beni culturali
- Il rapporto tra Diocesi e divisioni amministrative civili
- Il caso della Lombardia
I rapporti tra istituzioni pubbliche ed ecclesiastiche
- A livello nazionale
- A livello locale
- Esempi concreti: uso profano di un luogo sacro, svolgimento di attività culturali, valorizzazione e tutela dei beni culturali.

 

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27 maggio 2020

19 maggio 2020: viene finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il tanto atteso Decreto Rilancio.
Nella stessa data viene presentato un disegno di legge.
Una data storica per il nostro Paese.
MA CHE COSA SIGNIFICA TUTTO QUESTO? QUALE ATTO NORMATIVO È STATO ADOTTATO IN CONCRETO?
Un decreto-legge: il decreto-legge n. 34/2020.
Per fare un po’ di chiarezza, si tratta di un atto normativo di carattere ancora provvisorio, avente forza di legge e che viene adottato in casi straordinari di necessità e urgenza dal Governo, ai sensi dell'art. 77 della Costituzione; un atto che, se non viene convertito in legge entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione, perde ogni efficacia sin dall’inizio.
Ecco perché in pari data è stato presentato un disegno di legge, avente ad oggetto proprio la "Conversione in legge del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19"; il cui iter potrà essere seguito sul sito del Parlamento italiano.
Non meno importanti della legge di conversione sono i ben 98 decreti attuativi che dovranno essere redatti, ovvero i provvedimenti necessari al fine di completare gli effetti delle norme stesse.
Il 16 maggio u.s., peraltro, un altro decreto-legge è stato adottato dal nostro Governo e il 17 maggio u.s. l’ennesimo D.P.C.M., che, come ormai noto, non è legge, bensì atto amministrativo.
Peccato che sul sito del Governo siano apparse in più occasioni FAQ relative ai D.P.C.M. adottati; il che è anomalo poiché l’interpretazione è propria della norma e quando vi provvede il legislatore si chiama “autentica”.
La culla del diritto, i cui precursori sono stati gli antichi romani, oggi è una nave senza nocchiere in gran tempesta, in preda a una schizofrenia legislativa senza precedenti.
E in uno scenario così confuso e burrascoso siamo tutti invitati a ripartire e a “rilanciare” le nostre attività e il nostro Paese.
Sul fronte dei beni culturali, abbiamo assistito a una timida riapertura dei primi musei lo scorso 18 maggio, cui seguiranno le successive nei prossimi giorni.
Il 3 giugno sarà il turno delle Gallerie degli Uffizi, il cui direttore Eike Schmidt ha dichiarato di essere pronto, ma di aver preferito attenersi scrupolosamente alle direttive del comitato scientifico: “Anche se eravamo pronti su tutta la linea abbiamo declinato queste aperture seguendo alla lettera le indicazioni del comitato tecnico scientifico: prima i musei all’aperto, come Boboli, quindi quelli piccoli, con meno di centomila visitatori all’anno, infine i più grandi, come gli Uffizi.”
E sarà proprio lui ad accogliere personalmente i primi visitatori!
Un segnale forte questo, in un momento in cui tutti abbiamo bisogno di bellezza, vero benessere psicologico individuale e anche collettivo.
Ed è proprio il modello virtuoso degli Uffizi, e di tutti gli altri musei e luoghi della cultura che hanno aperto le porte alla fruizione online, a dominare oggi.
Un esempio: “Silhouette d’arte”.
È il nuovo gioco digitale del Mibact che consiste nel riconoscere le opere d’arte custodite nei musei e parchi archeologici dello Stato, nascoste tra le sagome nere pubblicate sui canali social del Mibact, “per sperimentare linguaggi capaci di coinvolgere nuovi pubblici” e “così da continuare in un viaggio ideale tra le collezioni dei musei italiani”.
Sulla stessa scia si colloca la PIATTAFORMA DIGITALE DELLA CULTURA, prevista dall’art. 183 del Decreto Rilancio, per la cui realizzazione sono stati assegnati ben 10 milioni di euro al Mibact.
Trattasi di un’iniziativa di grande interesse, laddove la piattaforma digitale dovrà garantire anche in futuro la “fruizione del patrimonio culturale e di spettacoli”, dal vivo online e in streaming a pagamento, al fine di “sostenere la ripresa delle attività culturali”.
La digitalizzazione, quale risorsa sempre più da sviluppare, è altresì menzionata nell’art. 184 del Decreto Rilancio, che istituisce il c.d. “FONDO CULTURA”, con una dotazione di 100 milioni di euro per gli anni 2020-2021 e con la finalità di promuovere investimenti e altri interventi “per la tutela, la fruizione, la valorizzazione e la digitalizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale”, inizialmente lanciato come proposta da Pierluigi Battista sul Corriere della Sera per salvare il “polmone  del nostro Paese” e poi sostenuto da Federculture.
Interessante notare come il patrimonio culturale “immateriale” non sia menzionato nel nostro Codice dei Beni Culturali, bensì sia oggetto della Convenzione UNESCO del 2003, volta alla sua salvaguarda.
La Convenzione, ratificata dall’Italia, non è mai stata recepita integralmente nel suo contenuto, avendo l’art. 7-bis del Codice dei Beni Culturali richiamato “le espressioni di identità culturale collettiva” contemplate dalla Convenzione UNESCO soltanto “assoggettabili alle disposizioni del presente codice qualora siano rappresentate da testimonianze materiali e sussistano i presupposti e le condizioni per l'applicabilità dell'articolo 10 [beni culturali]”, riconoscendo, pertanto, dignità al patrimonio culturale immateriale in una dimensione di contiguità e non di precisa coincidenza rispetto all’ambito trattato.
Queste sono solo alcune delle misure del c.d. “Pacchetto Cultura” del Decreto Rilancio, per la cui disamina si rinvia alle slides diffuse dal Mibact sul proprio sito istituzionale: misure che, ahinoi, necessitano di decreti attuativi per essere adottate in concreto, nonché di una legge di conversione per diventare efficaci; misure che, ad oggi, lasciano gli operatori del settore privi di risposte.
E per non lasciarli completamente abbandonati a se stessi, il Mibact ha deciso di avviare una campagna di ascolto dei visitatori attuali e potenziali dei musei italiani, pubblici e privati, al fine di trarre informazioni utili per le loro attività future.
Il questionario è disponibile sulla piattaforma Google Docs.
Perché una sola cosa è certa: torneremo a respirare arte.
Il coronavirus cambierà il mondo della cultura, ma i capolavori, dal vivo, avranno sempre un vantaggio competitivo impossibile da replicare. 
 
 
Avv. Giorgia Colombo
 
 
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16 marzo 2021

Lo scorso 11 marzo l’opera NFT intitolata EVERYDAYS: THE FIRST 5000 DAYS è stata battuta all’asta da Christie's per l’incredibile cifra di $ 69.346.250.
L’evento ha suscitato molto clamore per almeno due motivi: il fatto che si tratti di un’opera interamente digitale e che sia strettamente collegata a una tecnologia sempre più diffusa, la blockchain (la stessa alla base dei Bitcoin, per intenderci).
Si legge sul sito della famosissima casa d’asta la storia dell’opera: “Il 1° maggio 2007, Mike Winkelmann, alias l'artista digitale Beeple, ha pubblicato online una nuova opera d'arte. Ha fatto la stessa cosa il giorno successivo e quello successivo, e quello successivo ancora, creando e pubblicando un'immagine digitale nuova di zecca, “EVERYDAYS” come la chiamava, ogni singolo giorno per 13 anni e mezzo. Ora quei singoli pezzi sono stati riuniti in EVERYDAYS: THE FIRST 5000 DAYS, un'opera unica nella storia dell'arte digitale.”
Il monumentale collage digitale, partito da una valutazione di $ 100, ha raggiunto in pochi giorni la strabiliante cifra di $ 69.346.250 ed entra nella storia come la prima opera d’arte puramente digitale mai offerta da Christie's.
Se le opere d’arte digitali non sono una novità, lo è di certo la tecnologia blockchain utilizzata.
L’acronimo NFT (Non-Fungible Token) indica un bene non fungibile, dotato di una individualità specifica, non passibile di sostituzione e di scambio, e, come tale, unico, quale un’opera d’arte.
La forma con cui questo bene esiste nel mondo digitale è quella di “Token”, termine equivalente nella sua accezione principale a “Criptovaluta”, una sorta di gettone digitale il cui scambio avviene per mezzo della blockchain, la tecnologia abilitante che sta alla base e ne detta le regole.
Le caratteristiche principali di questa tecnologia sono la decentralizzazione delle informazioni (tutte le informazioni sono distribuite su molti nodi, garantendo un’estrema resilienza), la tracciabilità dei trasferimenti, la disintermediazione delle transazioni, nonché la trasparenza, verificabilità e immutabilità delle informazioni registrate.
Una tecnologia con siffatte caratteristiche, applicata al bene opera d’arte e utilizzata per tracciarne gli scambi e verificarne la proprietà e l’unicità, ha le potenzialità per imporsi come strumento innovativo dalla portata dirompente.
Oggi i NFT vengono usati per scambiare una grande varietà di asset digitali, non solo opere d’arte, ma anche proprietà immobiliari virtuali, oggetti parte di videogiochi online, clip video che immortalano una schiacciata a canestro di LeBron James, nonché il primo tweet della storia, messo in rete dal suo fondatore Jack Dorsey nel 2006 ($2.5M è l’offerta attuale dell’asta, il cui ricavato sarà devoluto da Dorsey in beneficenza).
Anche alcuni artisti musicali hanno iniziato a distribuire e vendere online la propria musica, sempre come NFT.
Rimanendo in ambito artistico, l’arte legata alla tecnologia blockchain viene definita crittografica (CryptoArt o Cryptoart) ed è emersa come un genere di nicchia nel 2010, per poi esplodere a marzo 2020 in concomitanza con lo scoppio della pandemia.
Con l’opera digitale di Beeple si afferma definitivamente il mercato dei NFT e della Cryptoart, e Beeple entra di diritto tra i primi tre artisti viventi di maggior valore al mondo.
Una rivoluzione inaudita avvenuta nel giro di pochi mesi.
Ancora una volta è il mondo dell’arte a saper cogliere le novità in un contesto stravolto dall’isolamento e dalle restrizioni.
Il digitale diventa così l’unica via percorribile: l’arte puramente digitale esiste e le tradizionali regole potranno essere scardinate con scenari e aperture verso un mercato più trasparente e vario.
Osate e rendete fruibile l’arte in tutte le sue forme.

 

Avv. Giorgia Colombo

 

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19 maggio 2020

Da lunedì 18 maggio è iniziata la “fase 2” anche per il mondo della cultura, fermo a causa dei provvedimenti delle Autorità che, per far fronte all’emergenza epidemiologica in corso, si sono trovate costrette a privare i cittadini dei loro diritti e libertà fondamentali, tra cui il diritto di prendere parte alla vita culturale della società, sancito dall’art. 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
In realtà il mondo della cultura non si è mai fermato ed è riuscito a mantenere un rapporto costante con il pubblico, colmando la distanza forzata tramite strumenti innovativi e alternativi. 
Grazie alla tecnologia abbiamo potuto riscoprire i tesori nascosti dell’arte classica, moderna e contemporanea, gelosamente custoditi nelle più importanti gallerie e musei di tutto il mondo, creando connessioni virtuali, ma non per questo meno intense di quelle reali, tra istituzioni culturali e cittadini.
È stato così possibile aggirarsi tra le magnifiche sale della Pinacoteca di Brera, della Galleria degli Uffizi e dei Musei Vaticani, il cui sito internet consente la visita alle stanze di Raffaello per poi catapultare il visitatore al centro della Cappella Sistina, puntando il suo sguardo sul maestoso Giudizio Universale di Michelangelo.
Anche l’applicazione Google Arts & Culture, scaricabile liberamente su smartphone e tablet, ha aperto le porte di musei di fama internazionale, quali il MoMA, The State Hermitage Museum, The Art Institute of Chicago e il Solomon R. Guggenheim Museum, solo per citarne alcuni.
E tutto questo con un semplice “click”.
L’esperienza vissuta in questi mesi potrà essere mantenuta anche in futuro, laddove gli strumenti online già in atto – certamente perfezionabili – potranno rivelarsi una buona soluzione, garantendo ai cittadini l’accesso alla cultura in piena sicurezza.
A tal proposito alcune considerazioni sono d’obbligo con riguardo al rischio di violazione del copyright che interessa tutte le collezioni di musei e gallerie fruibili virtualmente.
È difatti ragionevole ritenere che si dovrà approdare a soluzioni mediane tra la tutela del diritto d’autore e la libera condivisione delle opere d’arte.
Si segnala come modello virtuoso il programma "Open Content Program", ideato dal Paul Getty Trust e utilizzato a far data dall’anno 2013, con lo scopo di abbandonare progressivamente il sistema di Digital Rights Management e favorire la libera circolazione delle opere d’arte protette dal diritto d’autore.
Tale progetto consente a chiunque, senza necessità di autorizzazione, di avere libero accesso e di condividere per qualsiasi fine le quasi 100.000 immagini che riproducono opere d’arte di pubblico dominio e facenti parte delle collezioni Getty.
Difatti, secondo gli ideatori di tale innovativo programma queste immagini non sono altro che surrogati digitali di opere fisicamente esistenti; coloro che volessero riutilizzarle dovranno semplicemente limitarsi a segnalare che si tratta di Digital image courtesy of the Getty’s Open Content Program. 
L’adozione di progetti analoghi a quello già in atto al Getty potrebbe essere un valido rimedio per far convivere due fattori opposti: da un lato, la tutela del copyright e, dall’altro, la diffusione delle opere d’arte tramite il web e i social.
Da questo punto di vista il periodo che stiamo vivendo offre interessanti occasioni di rinnovamento e sviluppo, in un’ottica di miglioramento e valorizzazione del nostro patrimonio di inestimabile valore.
 
 
Dott.ssa Maria Tremolada
 

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LIVE 18 dicembre 2020 dalle ore 9.30 alle ore 11.30

Quale Bellezza dopo la “peste”? Come conciliare tradizione e innovazione? Le nuove sfide per valorizzare il nostro patrimonio culturale – Intervista ad Angelo Crespi

RELATORE

Prof. Angelo Crespi
Giornalista e scrittore, si occupa di arte contemporanea e di beni culturali. Già consigliere del ministro della Cultura, presidente del Maga di Gallarate e di Palazzo Te a Mantova, è attualmente consigliere di amministrazione del Piccolo Teatro e della Triennale di Milano. Ha scritto numerosi saggi e tre commedie.

INTERVISTATO DA
Avv. Giorgia Colombo
Avvocato dello Studio Legale & Tributario DDC e Coordinatore Scientifico di Upel Cultura

PROGRAMMA

La valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

- Il nostro territorio è ricco di ville, musei, teatri e tantissimi altri beni di interesse culturale, che nel 2020 sono stati costretti ad affrontare  chiusure forzate e ingressi contingentati a causa del Covid-19.
- L’importanza della valorizzazione del nostro patrimonio culturale dopo la “peste”.
- Esempi virtuosi di beni che sono stati valorizzati e di beni da valorizzare.

Le misure a sostengo della cultura.

- Analisi delle misure e dei progetti per la cultura: dall’Art Bonus al Recovery Fund.
- L’esigenza di conciliare tradizione e innovazione e la digitalizzazione del nostro patrimonio culturale.
- Esempi di nuovi progetti a sostegno della cultura.

Il ruolo dei privati.

- L’importanza della raccolta di fondi per la cultura: filantropia strategica, donazioni, sponsorizzazioni, crowdfunding e investimenti sociali.
- Le nuove sfide per valorizzare il nostro patrimonio culturale alla luce della disciplina dei beni culturali e della normativa giuscontabile.
- Alcuni esempi concreti.

 

La partecipazione è GRATUITA per tutti.

Per uno svolgimento più efficace dell’iniziativa è possibile anticipare le domande, scrivendo, entro il giorno precedente il webinar, a: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Prof. Angelo Crespi

Giornalista e scrittore, si occupa di arte contemporanea e di beni culturali. Già consigliere del ministro della Cultura, presidente del Maga di Gallarate e di Palazzo Te a Mantova, è attualmente consigliere di amministrazione del Piccolo Teatro e della Triennale di Milano. Ha scritto numerosi saggi e tre commedie.

Avv. Giorgia Colombo

Avvocato dello Studio Legale & Tributario DDC e Coordinatore Scientifico di Upel Cultura

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5 maggio 2020

La L. 633/1941, al suo art. 20, asserisce l’inalienabilità del diritto dell’autore di rivendicare la paternità dell’opera, di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione della stessa, nonché di impedirne ogni danneggiamento.
Il fine ultimo di tale disposizione consta nell’evitare il pregiudizio all’onore e alla reputazione dell’autore (in egual senso l’art. 2577 c.c.).
Il Tribunale di Milano nel 2005, caso Annigoni c. Collegio Ghisleri, ha chiarito che “configurano atti in violazione dei diritti morali dell’autore l’errata collocazione dell’opera d’arte, la persistente inerzia nell’effettuazione di un restauro […], nonché […] il caso di degrado dell’opera in conseguenza del trascorrere del tempo, considerato che il degrado stesso […] potrebbe causare una lesione dell’integrità dell’opera”, violando il sopraindicato art. 20.
Neppure il decesso dell’artista determina l’estinzione dei diritti morali sull’opera: questi possono essere rivendicati – senza limiti di tempo – dal coniuge e dai figli, dai genitori e dagli altri ascendenti diretti dell’autore, dai fratelli, dalle sorelle dell’artista nonché dai loro discendenti. Nella logica di protezione dei diritti morali sull’opera si inserisce altresì l’art. 24 della Legge sul diritto d’autore, il quale afferma che “il diritto di pubblicare le opere inedite spetta agli eredi dell’autore […], salvo che l’autore abbia espressamente vietato la pubblicazione o l’abbia affidata ad altri”.
È pacifico che qualora l’artista abbia fissato un termine per la pubblicazione delle sue opere inedite, queste non potranno essere diffuse prima della scadenza dello stesso.
Per contro, in assenza di indicazioni precise dell’autore, non sono rari i casi in cui i soggetti autorizzati a pubblicare l’inedito siano più di uno e abbiano posizioni discordanti in merito al tempo della pubblicazione; in tali casi, sarà l’autorità giudiziaria a decidere.
Nulla quaestio che l’artista, ancora nel dominio della sua opera d’arte, goda altresì del diritto intrasmissibile di disconoscerla, ovvero ritirarla dal commercio a condizione che “concorrano gravi ragioni morali” (cfr. artt. 142-143 della L. 633/1941), da intendersi come radicale cambiamento del pensiero politico, religioso, intellettuale, etico e personale dell’artista, che si estrinseca con la sua opera. Diversamente è ben difficile che la pretesa autoriale possa essere riconosciuta.
L’intendimento dell’artista di ritirare l’opera deve essere notificato prontamente alle persone alle quali siano stati in precedenza ceduti i diritti di utilizzazione economica, consistenti nel diritto di riprodurre, diffondere, eseguire, rappresentare o spacciare l’opera medesima.
Il Ministero per i beni e le attività culturali dovrà poi darne pubblica notizia.
I cessionari, entro il termine di un anno a decorrere dall’ultima data delle notifiche e dalle pubblicazioni, potranno ricorrere all’autorità giudiziaria per opporsi all’esercizio della pretesa autoriale e – in subordine – richiedere il risarcimento del danno (cfr. art. 2582 c.c.). 
Un artista che si è sempre distinto nelle aule dei Tribunali è certamente Giorgio De Chirico, eclettico e anticonformista, e non possiamo non citarlo in materia di diritti morali d’autore.
Il padre della Metafisica ha più volte intentato cause per opporsi ai falsari, ovvero per contrastare l’esposizione di sue opere giovanili, che, pur non essendo state disconosciute, erano orami percepite distanti dai suoi dogmi pittorici.
Una delle controversie più note si è conclusa avanti la Corte d’Appello di Venezia (cfr. Corte d’Appello di Venezia, sentenza del 25 marzo 1955, Ente autonomo “La Biennale” c. De Chirico), con una pronuncia che ha sancito il seguente principio: all’autore di un’opera non spetta il diritto esclusivo di esposizione a seguito dell’alienazione dell’opera medesima.
L’acquirente di un’opera d’arte, che non sia disconosciuta, può quindi esporla in mostre ed eventi senza il consenso dell’autore.
Nel caso di specie, il Maestro si era opposto all’esposizione di una sua opera giovanile presso La Biennale di Venezia in quanto ritenuta rappresentazione superata del suo linguaggio artistico.
In primo grado, l’autorità giudiziaria adita ha assecondato la volontà dell’artista, sul presupposto che la vendita di un’opera d’arte comporti solo il consenso alla forma di pubblicazione che si concretizza nell’alienazione, lasciando in capo all’artista tutte le altre forme di pubblicazione, quale quella in esame.
Successivamente, la Corte d’Appello di Venezia ha negato la pluralità di forme di pubblicazione e ha attribuito al proprietario del corpus mechanicum, e non all’artista, il diritto di diffusione dell’opera.
Ciò in quanto con la vendita l’opera esce dalla sfera della riservatezza ed entra in quella pubblica, divenendo contestualmente oggetto di diritto.
Sottolineo che nel caso di specie il celebre artista non aveva ripudiato l’opera ai sensi dell’art. 2582 c.c., bensì ne aveva semplicemente contestato l’esposizione asserendo la violazione dell’art. 20 della Legge sul diritto d’autore.
Anche l’artista Giovanni Stradone ha subito la stessa sorte, in due gradi di giudizio in cui le autorità competenti hanno avuto modo di ribadire come l’esposizione di opere autentiche non rispondenti alla maturità artistica dell’autore non comporti alcuna lesione all’identità creativa.
Il medesimo principio è stato affermato anche dal Tribunale di Roma, chiamato a pronunciarsi su una questione insorta tra l’artista Mario Cerioli e l’acquirente di una sua opera (cfr. Tribunale di Roma, sezione IP, ordinanza del 5 luglio 2010, Cerioli c. Mirabili).
In sintesi, ogniqualvolta il diritto morale e il diritto patrimoniale sull’opera entrino in conflitto la prevalenza dell’uno rispetto all’altro va valutata caso per caso, alla stregua di un articolato bilanciamento tra interessi contrapposti.
 
 
Dott.ssa Maria Tremolada 
 
 
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