DDC Studio Legale: news

Incontro informativo online "Condominio e proprietà: una, nessuna e centomila"  
 
12 maggio 2020 ore 17.00 - 18.00    
 
Il nostro Studio è stato invitato a partecipare a un webinar organizzato da UPEL - Unione Provinciale Enti Locali.  
 
Parteciperà come relatore l'avvocato Giorgia Colombo e parlerà del diritto di proprietà: esclusivo sul singolo appartamento (con riferimento anche alle esigenze di comfort emerse in questo periodo in un’ottica di ripensamento delle caratteristiche delle abitazioni in vista di nuovi lavori che potranno essere deliberati dai condomini); esclusivo su eventuali negozi / attività affittate (con riguardo ai problemi legati alle locazioni in tempi di coronavirus); limitato dai diritti degli altri proprietari; comune con riguardo agli spazi comuni e al loro utilizzo.
 
La partecipazione è gratuita per tutti previa registrazione al portale UPEL e iscrizione al webinar.
 

Incontro informativo online "Lavori in Condominio. Il Condominio come volano per l'economia" 
 
30 aprile 2020 ore 17.00 - 18.00   
 
Il nostro Studio è stato invitato a partecipare a un seminario organizzato da UPEL - Unione Provinciale Enti Locali.
 
Parteciperà come relatore l'avvocato Corrado Demolli e parlerà dei lavori in Condominio.
 
L'attenzione sarà rivolta allo stato del patrimonio immobiliare in Italia, alla necessità di interventi di restiling, alle modalità di esecuzione di tali lavori in un momento di difficoltà economica quale quello che stiamo vivendo, alle  ricadute positive sull’economia e sull’ambiente in seguito all’esecuzione di tali lavori.
 
La partecipazione è gratuita per tutti previa registrazione al portale UPEL e iscrizione al webinar.

3 giugno 2020

La tanto attesa Fase 2 ha avuto ormai inizio: le aziende hanno riaperto, i tavolini di bar e ristoranti sono di nuovo occupati dai clienti, le opere dei musei possono nuovamente essere ammirate dal vivo.
Nonostante la ripresa delle varie attività sembri, pertanto, determinare il definitivo ritorno alla vita quotidiana, alcune circostanze concrete ci ricordano che l’emergenza sanitaria ancora non è superata: a chi non è capitato di essere fermato prima di entrare in un supermercato per il rilevamento della temperatura o di essere chiamato a fornire le proprie informazioni sanitarie?
Poiché tali misure coinvolgono direttamente o indirettamente i dati personali, in particolare quelli sensibilissimi inerenti lo stato di salute, il Garante della Privacy è intervenuto predisponendo alcune chiare e semplici indicazioni volte a garantire un corretto trattamento dei dati personali in gioco, che di seguito brevemente si riassumono:
- Chi può diffondere i dati identificativi delle persone positive al COVID-19 o che sono state poste in isolamento domiciliare?
Nessuno. Difatti, i dati inerenti la salute sono dati sensibilissimi e, in quanto tali, non possono essere oggetto di diffusione, neppure in tale periodo di emergenza.
Pertanto, le aziende sanitarie, le prefetture, i comuni e qualsiasi altro soggetto pubblico o privato non possono diffondere, attraverso siti web o altri canali, i nominativi dei casi accertati di Covid-19 o dei soggetti sottoposti alla misura dell’isolamento per finalità di contenimento della diffusione dell’epidemia.
- Tali dati possono essere comunicati ai concittadini o ai colleghi di lavoro del soggetto positivo?
Nè il Comune nè il datore di lavoro possono rendere note le suddette informazioni.
È compito delle autorità sanitarie competenti informare i “contatti stretti” del contagiato, al fine di attivare le previste misure di profilassi.
In particolare, il datore di lavoro è tenuto a fornire alle istituzioni competenti e alle autorità sanitarie le informazioni necessarie, affinché le stesse possano assolvere ai compiti e alle funzioni previste anche dalla normativa d’emergenza.
Parimenti, è onere del datore di lavoro adottare, in caso di presenza di persona affetta da Covid-19, all’interno dei locali dell’azienda o dell’amministrazione, ogni misura volta a garantire la pulizia e la sanificazione dei locali stessi, da effettuarsi secondo le indicazioni impartite dal Ministero della salute.
- Chi può chiedere informazioni circa gli eventuali contatti avuti con persone positive al COVID-19?
Innanzitutto, tale informazione, così come la rivelazione dell’identità del soggetto positivo con cui si ha avuto contatto, può essere legittimamente richiesta dall’operatore sanitario, durante l’esecuzione di un tampone per COVID-19: difatti, tali dati risultano fondamentali al fine di permettere all’operatore di ricostruire la filiera dei “contatti stretti” del soggetto risultato positivo e, conseguentemente, di determinare le misure di contenimento di contagio più opportune.
Anche il datore di lavoro può, però, richiedere tale informazione: in particolare, in virtù del Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 14 marzo 2020 - e aggiornato il 24 aprile - fra il Governo e le parti sociali, è possibile richiedere una dichiarazione che attesti tali circostanze altresì a soggetti terzi, quali visitatori e utenti.
In tal caso, però, in virtù dei principi di necessità, adeguatezza e pertinenza che devono connotare il trattamento dei dati personali, il datore non è legittimato a raccogliere informazioni circa l’identità del soggetto positivo.
Si segnala, in aggiunta, come l’Allegato 1 dell’Ordinanza n. 555/2020 di Regione Lombardia imponga agli organizzatori di servizi per l’infanzia e per l’adolescenza l’obbligo di raccogliere le attestazioni inerenti le condizioni di salute tanto del personale, quanto dei minori frequentanti il centro, sulla base di appositi modelli forniti dalla Regione stessa.
- Il datore di lavoro può richiedere l’effettuazione di test sierologici ai propri dipendenti?
Sì, purché non li effettui direttamente e solo se disposti dal medico competente e, in ogni caso, nel rispetto delle indicazioni fornite dalle autorità sanitarie, anche in merito all’affidabilità e all’appropriatezza di tali test.
Preme, inoltre, sottolineare come le informazioni relative alla diagnosi o all’anamnesi familiare del lavoratore non possano essere trattate dal datore di lavoro (ad esempio, mediante la consultazione dei referti o degli esiti degli esami), salvi i casi espressamente previsti dalla legge.
Il datore di lavoro può, invece, trattare i dati relativi al giudizio di idoneità del dipendente alla mansione specifica cui era addetto e alle eventuali prescrizioni o limitazioni che il medico competente ritiene opportuno prescrivere.
- È possibile conservare i dati delle persone che prenotano l’accesso a determinati servizi?
Sì. Anzi, la citata Ordinanza di Regione Lombardia impone che per la riapertura di determinate attività (in particolare, per i servizi alla persona, quali parrucchieri, estetisti, tatuatori, ...) sia obbligatorio regolare l’accesso attraverso sistemi di prenotazioni, il cui elenco deve essere mantenuto, nel totale rispetto del Regolamento Europeo sulla Protezione dei dati personali, per un periodo di 14 giorni.
 
Dott.ssa Mariachiara Ceriani

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Incontro informativo online “La disciplina della tutela degli acquirenti di immobili da costruire. Incontro con professionisti del settore” –
28 aprile 2020 ore 14.30 
 
Il Codice della crisi di impresa (d.lgs. 14/2019) ha introdotto una nuova disciplina della tutela degli acquirenti degli immobili da costruire, con importanti ricadute sugli operatori del settore immobiliare.
Tra queste, l’obbligo delle parti di stipulare i contratti preliminari per atto pubblico o scrittura privata, il conseguente obbligo di trascrizione, la necessaria conformità delle garanzie da prestare al privato a modelli ministeriali, la previsione di sanzioni di invalidità per gli atti negoziali privi delle prescrizioni di legge.
 
Per approfondire il tema, Ance Varese organizza un webinar di approfondimento con due professionisti del settore il giorno
Martedì 28 aprile 2020 alle ore 14.30.
 
I relatori saranno il Notaio Chiara Angela Bardelli, con Studio a Busto Arsizio, specializzata nel settore delle compravendite immobiliari, e l’Avv. Corrado Demolli, di DDC Studio Legale & Tributario, con sede a Milano e Gallarate, specializzato nell’assistenza giudiziale e nella consulenza stragiudiziale in tema di diritto immobiliare e degli appalti.
 
Gli interessati sono invitati a confermare la partecipazione a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. in modo da ricevere le indicazioni operative per accedere.
 

3 giugno 2020 

Il 19 maggio 2020 è stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il tanto atteso Decreto Rilancio (Decreto-Legge n. 34/2020).
Quali sono le misure adottate per il settore del turismo, che, insieme alla cultura, è stato tra quelli “più gravemente colpiti sin dagli inizi dell’emergenza coronavirus a causa della significativa contrazione degli arrivi internazionali a cui si sono poi aggiunte le chiusure dovute alle misure di contenimento del contagio” come evidenziato dal ministro Dario Franceschini?
Gli articoli 176 - 182 del Decreto Rilancio contengono il c.d. “Pacchetto Turismo” e ulteriori misure si rinvengono in altre sezioni del decreto.
Di grande interesse si segnalano fin da subito le misure a “Sostegno delle imprese di pubblico esercizio” previste dall’art. 181 del Decreto Rilancio con lo scopo di favorire la ripresa delle attività economiche sospese con il D.P.C.M. del 10 aprile 2020, nonché di garantire il rispetto delle misure di distanziamento connesse all’emergenza da Covid-19, privilegiando i consumi all’esterno.
Trattasi di novità assoluta laddove il Governo ha fornito una risposta immediata e concreta alle esigenze degli operatori del settore, colpiti duramente dal lock-down e chiamati a ripartire nel rispetto di distanziamenti difficili da attuare nella maggior parte dei casi.
La disposizione si rivolge a bar, ristoranti, pizzerie, birrerie, stabilimenti balneari e gelaterie, oltre a tutti gli altri esercizi contemplati dall’art. 5 della legge n. 287/1991, e viene loro in soccorso esonerandoli dal pagamento della tassa di occupazione di spazi e aree pubbliche (Tosap) e del canone di cui all’art. 63 d.lgs. 446/1997 (Cosap) a far data dal 1 maggio e fino al 31 ottobre 2020.
Il ristoro per i Comuni del minor gettito sarà a carico di un Fondo nello stato di previsione del Ministero dell’Interno, con una dotazione di 127, 5 milioni di euro per l’anno 2020.
Ma vi è di più.
È altresì sospeso sino al 31 ottobre 2020 il regime di autorizzazioni da parte delle soprintendenze con riguardo alla posa in opera temporanea su vie, piazze, strade e altri spazi aperti di interesse culturale o paesaggistico di strutture amovibili, quali dehors, elementi di arredo urbano, attrezzature, pedane, tavolini, sedute e ombrelloni, ed è disapplicato il termine di 90 giorni entro il quale le opere, non soggette a titolo abilitativo, dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e destinate ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità, dovrebbero essere rimosse.
Unica condizione richiesta è che le suddette opere temporanee siano funzionali all'attività svolta dagli esercizi contemplati dalla norma in commento.
E con particolare riguardo alle modalità?
Assistiamo ad una vera e propria semplificazione.
Sarà difatti sufficiente presentare in via telematica all’ufficio competente dell’Ente Locale una domanda di nuova concessione per l'occupazione di suolo pubblico ovvero di ampliamento delle superfici già concesse, con allegata la sola planimetria, e senza applicazione dell’imposta di bollo di cui al DPR N. 642/1972 (sia per la domanda sia per il provvedimento finale concessorio).
Trattasi di procedura speciale in deroga alle disposizioni statali e regolamentari già adottate dal Comune, attuabile sulla base del combinato disposto della disposizione in esame e dell’art. 264 del Decreto Rilancio che regola nello specifico la materia edilizia.
Rimangono ferme le disposizioni del Codice della strada a garanzia del rispetto delle aree di pubblico passaggio e di transito dei mezzi di soccorso e dei diritti dei terzi.
Quanto all’individuazione delle superfici massime concedibili per le nuove occupazioni ovvero per gli ampliamenti rientranti nel temporaneo ed eccezionale regime autorizzatorio, non è prevista alcuna previsione normativa, con la conseguenza che ogni Comune potrà autodeterminarsi sul punto.
Inoltre, dato il tenore letterale della norma, in caso di già avvenuto pagamento per fattispecie che godono del beneficio, si dovrà procedere al rimborso per il periodo dell’esonero.
Com’è stata accolta la misura in esame dagli operatori del settore?
Le prime risposte sono assolutamente positive, con molte domande non solo già presentate bensì già approvate.
E città come Varese, a titolo esemplificativo, vanno anche oltre il Decreto Rilancio estendendo a ciascuna tipologia di commerciante, non solo quindi a bar e ristoranti, ma altresì negozi di vicinato e para commerciali, la possibilità di occupare suolo pubblico con il proprio dehors senza alcun costo.
Non solo: tra le opzioni oggetto di studio da parte dell’Amministrazione comunale rientra altresì quella dell’occupazione di aree verdi.
In un momento in cui tutti noi abbiamo bisogno di bellezza, una misura di grande incidenza, che aiuterà tutti noi a riappropriarci delle nostre città, alla scoperta di angoli nascosti e con la suggestione di poter cenare in musei a cielo aperto, in molti luoghi che hanno fatto la storia del nostro Paese.
 

Avv. Giorgia Colombo 
 
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16 aprile 2020

21 febbraio 2020.
Una data che ricorderemo.
Una data che è entrata in modo violento nella nostra storia.
Si tratta del giorno in cui veniva accertato il primo “malato italiano” Covid 19 da Coronavirus.
Da lì a pochi giorni il contagio avrebbe avuto lo sviluppo repentino e drammatico che tutti abbiamo conosciuto.
Parallelamente nei medesimi giorni si propagava nell’opinione pubblica un sentimento di stima e gratitudine nei confronti degli operatori sanitari che si trovavano in prima linea a combattere un nemico invisibile e sconosciuto, a volte senza le più basilari protezioni, neppure per la propria persona.
Gli italiani mostravano tale loro supporto con i mezzi più vari e fantasiosi: dagli ormai irrinunciabili “post” sui “social”, agli improvvisati striscioni affissi agli ingressi degli ospedali financo agli applausi ed alle canzoni dai balconi delle proprie abitazioni con dedica speciale a chi si stava prodigando in ospedale per prendersi cura dei malati e salvare quante più vite possibile.
Negli ultimi giorni però la situazione pare essere mutata radicalmente.
Risulta infatti come in questo momento di continua estrema emergenza sia in costante crescita il numero di medici e infermieri denunciati per “malpractice”/negligenza nella cura di pazienti Covid 19.
Parrebbe anche che un crescente numero di avvocati abbia suggerito ai loro assistiti azioni risarcitorie nei confronti del personale ospedaliero.
Non intendo, però, approfondire tale esecrabile comportamento in relazione al quale il Consiglio Nazionale Forense ha immediatamente preso le distanze.
Atteggiamento condiviso immediatamente anche da numerosi Consigli dell’Ordine che hanno invitato i colleghi a ripassare il codice deontologico e a rivedere la gestione del proprio contenzioso.
Non solo ma il Consiglio Nazionale Forense ha dato il via libera già dallo scorso 2 aprile, alle sanzioni disciplinari per gli avvocati che offrono/pubblicizzano assistenza per azioni legali contro i medici che sono impegnati nella cura dei pazienti affetti da coronavirus, o covid-19. Senza dubbio è diritto di ogni cittadino agire contro le eventuali mancanze del sistema sanitario.
Il diritto al risarcimento per un danno subito è un principio fondamentale del nostro ordinamento; tuttavia l’incremento delle denunce verso i medici registrato in questi giorni appare quanto meno inopportuno e irrispettoso nei confronti di chi, con moltissime difficoltà, porta avanti in prima persona la battaglia contro il virus.
Parlo di medici, infermieri, operatori sociosanitari e socioassistenziali, ma anche di personale tecnico e amministrativo e dirigenziale di ospedali, case di cura e residenze per anziani.
Oltre, naturalmente, ai medici di famiglia, quelli che più di altri stanno patendo oggi la difficoltà di dover assistere i propri pazienti spesso privi dei necessari presidi sanitari.
Sono già oltre 100 alla data di oggi, i medici morti di coronavirus, e circa diecimila gli operatori sanitari contagiati dall’epidemia.
Ciononostante, come sopra accennato il sentimento sociale (o almeno di un parte della nostra società) è mutato e gli eroi di ieri sono già divenuti (per alcuni) nemici da denunciare oggi.
D’altronde, accantonando per un momento le possibili azioni giudiziarie in sede civile, delle quali si farà cenno in seguito, denunciare un medico o un operatore sanitario oggi in Italia, come ricordava il dott. Carlo Nordio ex procuratore aggiunto di Venezia in  una recente intervista ”…non costa nulla, non serve nemmeno l’avvocato….è sufficiente un esposto generico…” e per l’effetto dell’obbligatorietà dell’azione penale così come prevista dalla vigente legislazione “… tutta la macchina giudiziaria si mette in moto…” Si dirà come una denuncia non comporti necessariamente un processo e men che meno una condanna soprattutto se consideriamo come il 90% di queste procedure si concluda con una archiviazione o con una assoluzione; ma il procedimento espone, già di per sé, il medico a gravose spese legali oltre all’ansia ed alla tensione di sentirsi sempre soggetto alla spada di Damocle di un’inchiesta nonché alla gogna mediatica che spesso accompagna la pubblicazione di notizie riguardanti indagini in corso.
Viceversa, medici ed infermieri avrebbero necessità di lavorare in serenità e tranquillità in quanto gli stessi svolgono da un lato un lavoro ad elevato rischio, soprattutto quando svolto sotto pressione e magari oltre i previsti orari lavorativi, e dall’altro lato in quanto incide su beni e valori primari quali la salute e la vita.
Quali le conseguenze??
Si ipotizza che i medici al fine di evitare ogni possibile rischio siano portati a praticare una medicina difensiva e quindi a rinunciare ad effettuare un intervento potenzialmente rischioso (ma in grado di portare qualche beneficio al paziente) sottoponendo, piuttosto, quest’ultimo ad una mole enorme di esami clinici, che magari in altra situazione avrebbe evitato di prescrivere,  a volte inutili ed invasivi con conseguente aggravio di costi per il servizio sanitario e inevitabile allungamento delle liste di attesa per l’esecuzione degli esami clinico diagnostici.
Quali le soluzioni?
Nel campo delle azioni giudiziarie civili la legge Gelli Bianco, di recente introduzione nel nostro ordinamento, ha già apportato chiarimenti e modifiche a “storture” della legislazione previgente che era ormai inadeguata ad affrontare il già crescente incremento di cause conseguenti a casi di cosiddetta “malasanità”. 
A parere dello scrivente, però, il legislatore dovrebbe intervenire anche in ambito penale, ed anzi, già in questi giorni, è all’esame del Senato la proposta di inserire una sorta di “scudo penale” per i medici fino alla fine dello stato emergenziale.
La questione non è di poco conto se consideriamo come diversi illustri giuristi si siano interessati della problematica ed abbiano offerto possibili soluzioni.
Alcuni hanno proposto la depenalizzazione dell’ipotesi colposa nella responsabilità del personale sanitario come norma generale e non relativa solo all’eccezionalità di questo periodo, così come avviene in altri importanti paesi quali Stati Uniti e Francia.
Altri l’introduzione di una causa di non punibilità che liberi i medici e tutto il personale sanitario anche della pena di esser sottoposti a processo. Ma a parere dello scrivente la proposta più praticabile è stata svolta dal Dott. Nordio che nell’intervista sopra citata ha precisato come “… per le denunce penali occorrerebbe introdurre il principio della querela temeraria…” analogamente a quanto già previsto in sede civile per le “liti temerarie” ossia procedure infondate proposte a soli fini dilatori "...Chi querela un sanitario dovrebbe in quest’ottica risarcirlo se l’accusa dovesse risultare infondata…”. “…Non solo ma la querela dovrebbe essere accompagnata obbligatoriamente da una consulenza medico legale qualificata che specifichi quali colpe si attribuiscono al sanitario …. mentre oggi è sufficiente un esposto anche molto generico per mettere in moto la macchina della giustizia…”.
In conclusione, una situazione paradossale quella appena descritta, dato che i medici, insieme a infermieri e oss, stanno portando avanti ormai da settimane una vera e propria battaglia contro l’epidemia, nonostante la scarsità di mascherine e di altri presidi di protezione, anche basici, mettendo così a rischio la loro salute e quella dei loro cari.
D’altronde, non dobbiamo mai dimenticarlo, il personale sanitario è chiamato a rispondere oggi anche delle mancanze di un sistema vittima per anni di una politica fatta solo di “tagli” e di una mancata e/o cattiva programmazione (vd. numero chiuso all’università o alle scuole di specialità) con conseguente mancanza non solo di risorse finanziarie ma anche umane.
Non possiamo, conseguentemente,  smettere di ringraziare i medici, gli infermieri, gli oss fino agli addetti alle pulizie delle strutture sanitarie che, soprattutto all’inizio dell’epidemia, privi anche delle misure minime di protezione così come sopra già esposto, hanno lavorato e lavorano ben oltre quanto loro richiesto e quanto di loro responsabilità rischiando la vita per un sistema che, loro malgrado, non solo non ha fatto nulla per favorire, ma ha reso difficile consentire di eseguire bene il loro lavoro.
 
 
Avv. Corrado Demolli
 
 
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Incontro informativo online "Liti in condominio, possibili soluzioni e utilità/opportunità polizze tutela legale, utilizzo delle piattaforme informatiche per assemblee condominiali in particolare in tempi di emergenza"  
 
05 maggio 2020 ore 17.00 - 18.00    
 
Il nostro Studio è stato invitato a partecipare a un webinar organizzato da UPEL - Unione Provinciale Enti Locali.  
 
Parteciperà come relatore l'avvocato Dora Ballabio e parlerà della litigiosità in ambito condominiale; dei possibili aumenti dei conflitti in seguito alla crisi economica ed alle tensioni sociali causate dal coronavirus; della conseguente opportunità/utilità per il Condominio di dotarsi di una polizza di tutela legale.
Il webinar avrà un taglio pratico e verrà approfondita la possibilità di utilizzare le piattaforme informatiche per la tenuta delle assemblee condominiali in periodi di emergenza.  
 
La partecipazione è gratuita per tutti previa registrazione al portale UPEL e iscrizione al webinar.
 

10 aprile 2020

Abbiamo spesso sentito dire come gli italiani siano un popolo di santi eroi e navigatori.
Ritengo però che a tali categorie se ne possa aggiungere un’altra: siamo, infatti, anche un popolo di litigiosi.
Le liti ed il contenzioso in Italia sono in costante crescita.
Parliamo di milioni di cause che pendono innanzi ai nostri Tribunali a cui ogni anno se ne aggiunge costantemente una nuova crescente “ondata”. Si litiga per i motivi più vari.
Le controversie più diffuse sono certamente quelle in materia condominiale e delle locazioni, ma anche per il recupero dei crediti, per i rapporti di lavori e, a parere dello scrivente, purtroppo e tristemente, per motivi familiari (tra marito e moglie, fra fratelli e a volte anche fra genitori e figli). La già delicata situazione sopra esposta conoscerà con ogni probabilità un peggioramento nei mesi a venire.
Ed invero molti tecnici e studiosi (sociologi ed economisti in primis) prevedono un ciclo economico ancora più difficile per il nostro Paese con impatti sulla ricchezza delle famiglie italiane e con conseguenze anche sui comportamenti individuali e quindi sul livello di tolleranza che ciascuno di noi avrà nei confronti del prossimo.
Questo scenario impatterà di conseguenza anche nella vita di tutti noi con un, purtroppo, previsto aumento della litigiosità.
Si pensi, a titolo esemplificativo, come il possibile impatto sul reddito di ciascuno di noi possa comportare un aumento della morosità dei condomini nel pagamento delle spese condominiali e la successiva esigenza dell’Amministratore di avviare un procedimento costrittivo.
Oppure al mancato pagamento dei canoni di locazione (e quindi degli sfratti per morosità) e/o il mancato saldo delle fatture dei fornitori di beni e servizi.
Tutto ciò darà probabilmente luogo ad una vera e propria “valanga” di procedimenti presso i Tribunali e presso i Giudici di Pace.
Ciò spiega il motivo per cui il legislatore, a fronte del progressivo incremento delle azioni giudiziarie, abbia pensato, già da tempo, ad alcune forme di procedure deflattive del contenzioso.
Si pensi al riguardo al procedimento di negoziazione assistita e alla mediazione (addirittura resa obbligatoria prima di instaurare particolari tipologie di azioni).
Tali strumenti però, sfortunatamente, non sempre riescono a raggiungere lo scopo di dirimere la controversia anche perché l’utente non è ancora predisposto culturalmente a vedere in questi istituti validi aiuti per risolvere le controversie.
Solitamente, infatti, chi ricorre al Tribunale ha più spesso in mente l’idea di “farsi giustizia” dell’altro, piuttosto che trovare un punto di incontro che accontenti entrambi i contendenti e salvaguardi anche i rapporti interpersonali che ne uscirebbero certamente migliorati e, magari, rinsaldati.
I cittadini, peraltro, raramente svolgono una preventiva ed accurata analisi e riflessione sui costi (marche da bollo, compensi professionali, tempi di lavorazione ed impegno del personale nel sistema della giustizia) e sui benefici delle azioni giudiziarie (spesso si “vincono” le cause ma non si riesce poi a dare seguito a quanto statuito nelle sentenze che diventano, quindi, niente più che belle stampe da appendere alle pareti di casa…). Non solo ma le procedure hanno un costo ed i professionisti che vengono incaricati e che lavorano impegnandosi nella redazione di atti e nella partecipazione alle udienze hanno diritto ad una giusta retribuzione.
A volte i clienti, che non hanno svolto tale predetta preventiva analisi, non sono poi in condizione di provvedere al saldo dei legali che li hanno seguiti; di talché si innescheranno nuove problematiche con relativo incremento di altro contenzioso.
Una opportunità per immobiliari, imprese, società ma anche privati potrebbe essere il ricorso alla stipulazione di polizze comprensive anche della tutela legale.
In questo modo, qualora dovessero verificarsi dispute o liti anche inaspettate, si avrebbe la sicurezza di essere tutelati dalla Compagnia cui ci si è rivolti e di non dover sostenere costi.
Tali polizze affiancano e tutelano al meglio gli imprenditori, i professionisti ed i privati sia nella fase stragiudiziale (mediazione e negoziazione assistita) sia nella fase giudiziale con massimali anche di tutto rispetto.
Il nostro studio è, naturalmente, disponibile a supportare gli utenti nella scelta della polizza più idonea alle esigenze di ciascuno aiutando chi ne faccia richiesta nella ricerca del contratto assicurativo più afferente alle proprie necessità ed esigenze, in considerazione anche delle varie tipologie di polizze reperibili attualmente nel mondo del mercato assicurativo; di conseguenza anche nella scelta non solo della Compagnia e della polizza più idonea, a fronte delle varie proposte svolte dagli operatori del settore, ma anche nell’esame di ciascun contratto assicurativo nonché nella predisposizione delle clausole e nella indicazione dei massimali necessari ed utili a garantire e sollevare il cliente da ogni rischio, problematica e/o contestazione.
 
Avv. Corrado Demolli
 
 
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30 aprile 2020

Nel breve termine saranno evidenti i danni prodotti dall’arresto improvviso della nostra economia e gli imprenditori e le famiglie ne subiranno gli effetti più nefasti, con la conseguenza che l’insolvenza nei pagamenti sarà più che mai ordinaria.
Quali potranno essere i rimedi?
Ad oggi non esiste alcun paracadute e la lenta ripresa economica che si prospetta nel futuro prossimo non allontanerà di certo le criticità.
Il nostro ordinamento, con la L. 3/2012, ha istituito una procedura, la c.d. procedura di composizione della crisi, che potrà rivelarsi uno strumento prezioso nel porre rimedio al sovraindebitamento dei debitori in grave difficoltà economica; debitori che non rientrano nella definizione di soggetti “fallibili” destinatari della legge fallimentare (r.d. 267/1942).
Trattasi, tuttavia, di procedura che non ha mai avuto un effettivo riscontro pratico e che, ad oggi, non ha prodotto i risultati sperati.
È però indubbio che fattori quali la riduzione dello stipendio mensile, la perdita del lavoro e il ridimensionamento del reddito disponibile in capo alle famiglie, causeranno una crisi economica da sovraindebitamento senza eguali, che richiederà il ricorso consistente a tale strumento.
In che cosa consiste la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento?
In sintesi, partendo dai soggetti, possono accedere alla procedura in esame tutti i  consumatori estranei all’attività imprenditoriale o professionale, gli imprenditori commerciali sotto soglia ovvero che abbiano cessato l’attività da più di un anno, gli enti privati non commerciali, gli imprenditori agricoli e le start-up innovative, purché non vi abbiano fatto ricorso nei tre anni precedenti.
Con il termine “sovraindebitamento” si intende il perdurante squilibrio tra il debito contratto e il reddito disponibile in capo al debitore (cfr. art. 6 della L. 3/2012); circostanza che comporta l’impossibilità di adempiere alle obbligazioni attraverso gli ordinari mezzi.
Quanto al procedimento vero e proprio, con la composizione della crisi da sovraindebitamento il legislatore ha voluto offrire ai debitori in buona fede uno strumento alternativo per soddisfare i propri debiti, attraverso un accordo di ristrutturazione degli stessi o, in alternativa, un piano del consumatore che assicuri il regolare pagamento dei creditori (cfr. art. 7 della L. 3/2012).
Affinché si applichi tale procedura, al debitore inadempiente devono essere già stati notificati il ricorso per decreto ingiuntivo e l’atto di precetto, che dovrà contenere, quest’ultimo, l’avvertimento che il debitore può porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento per il tramite dell’Organismo di composizione della crisi.
L’accesso alla procedura garantirà vantaggi sia alla parte creditrice sia alla parte debitrice, laddove la  prima riscuoterà il credito vantato in un lasso di tempo ragionevole, ridotto rispetto ai consueti tempi dell’azione esecutiva, mentre il secondo otterrà lo stralcio di una parte dei debiti, che non saranno più esigibili dal creditore.
Il debitore che desideri avvalersi di tale procedura deve rivolgersi ad uno degli Organismi di composizione della crisi (c.d. Occ) indicati nell’elenco ufficiale fornito dal Ministero della Giustizia, ovvero richiedere al Tribunale competente in materia di nominare un professionista che possa aiutarlo per far fronte alla situazione debitoria, stipulando un accordo con il creditore ovvero predisponendo un piano del consumatore.
Infine, la proposta di accordo “deve necessariamente prevedere la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei redditi futuri. Nei casi in cui i beni o i redditi del debitore non siano sufficienti a garantire la fattibilità del piano, la proposta deve essere sottoscritta da uno o più terzi che consentano il conferimento, anche in garanzia, di redditi o beni sufficienti per l’attuabilità dell’accordo” (art. 8 della L. 3/2012).
Precisato quanto sopra, occorre evidenziare come l’impianto descritto attraverserà presto un momento di profonda ristrutturazione, atteso che a far data dal 15 agosto 2020 entrerà in vigore il nuovo Codice della crisi d’impresa, che apporterà significative novità anche in materia delle procedure previste per il sovraindebitamento.
Si teme, al riguardo, che le innovazioni possano risultare quantomeno inopportune nel contesto attuale di crisi socio-economica che stiamo vivendo, benché il d.lgs. 14/2019, c.d. Codice della crisi d’impresa, realizzi la riforma da molti auspicata della disciplina delle procedure concorsuali; disciplina che risulta ancora affidata al r.d. 267/1942 (legge fallimentare) risalente al periodo fascista.
Ed è indubbio che il fallimento, o comunque lo scarso successo delle procedure di sovraindebitamento, sia legato a fattori, tra i quali risaltano la mancanza di conoscenza degli istituti previsti e la faticosa istituzione degli organismi cui è demandato il compito di gestire le procedure; tutti elementi che oggi hanno finalmente trovato la loro dimensione e che la riforma rischia di stravolgere, andando ad appesantire e rallentare il lavoro dell’organismo di composizione.
Auspicando che lo strumento sopra descritto possa costituire una risorsa, senza procrastinare ulteriormente i risultati sperati, lo Studio rimane a disposizione per ulteriori chiarimenti.
 
 
 
Dott.ssa Maria Tremolada
 
 
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26 marzo 2020 
 
Quali sono le nuove condotte vietate?
Non è chiaro.
Leggendo il testo normativo non è possibile rinvenire alcun elenco delle condotte limitate e/o vietate.
Viceversa, il decreto si limita a citare i D.P.C.M. adottati in data 8 marzo, 9 marzo, 11 marzo e 22 marzo 2020, estendendo l’applicabilità delle misure emergenziali ivi ordinate fino a nuove disposizioni (cfr. art. 2 comma 3 del decreto-legge n. 19/2020).
Occorrerà pertanto verificare in concreto quali siano le disposizioni vigenti dei menzionati D.P.C.M., senza peraltro dimenticare le eventuali integrazioni previste dalle ordinanze regionali.
 
Quali sono le conseguenze previste per le violazioni contestate antecedentemente al 26 marzo 2020?
L’articolo 4 comma 8 del decreto-legge in analisi dispone espressamente che le sanzioni penali precedentemente comminate a seguito della violazione delle misure disposte con i decreti dell’8, 9, 11 e 22 marzo 2020 debbano essere sostituite con le sanzioni amministrative introdotte dal nuovo decreto, da applicarsi nella misura minima ridotta della metà, in ossequio del principio del favor rei, di cui all’articolo 2 comma 2 c.p.
Assistiamo, pertanto, alla prima ipotesi di depenalizzazione.
Ciò che prima era reato ora è un illecito amministrativo, e in quanto tale viene irrogata una sanzione amministrativa.
 
Quali sono le sanzioni previste dal nuovo decreto?
PERSONE FISICHE
Il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui ai D.P.C.M. adottati in data 8 marzo, 9 marzo, 11 marzo e 22 marzo 2020 è ora punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 400,00 a € 3.000,00.
Ad oggi, non si applicano più le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 c.p. o da altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità.
Laddove il mancato rispetto delle misure emergenziali disposte dai decreti dovesse avvenire mediante l’utilizzo di un veicolo, le sanzioni saranno aumentate fino ad un terzo.
Inoltre, non bisogna dimenticare che dal mancato rispetto delle limitazioni imposte per il contenimento dell’epidemia possono comunque derivare conseguenze anche sul piano penale; potrà essere infatti contestata, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la violazione dell’articolo 452 comma 1 n. 2 c.p. che prevede la reclusione da 1 a 5 anni.
PERSONE GIURIDICHE
Nei casi di mancato rispetto delle misure previste ai D.P.C.M. adottati in data 8 marzo, 9 marzo, 11 marzo e 22 marzo 2020 per i pubblici esercizi e per le attività produttive o commerciali, si applica – oltre alla sanzione amministrativa pecuniaria prevista per le persone fisiche – anche la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.
Si segnala altresì che, all’atto dell’accertamento delle violazioni, la pubblica autorità potrà disporre la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio per la durata massima di 5 giorni, al fine di avere il tempo sufficiente per irrogare la sanzione accessoria definitiva.
Il periodo di chiusura provvisoria verrà scomputato da quest’ultima.
Qualora i pubblici servizi e le attività commerciali o produttive reiterassero le violazioni, la sanzione amministrativa pecuniaria verrà raddoppiata, mentre quella accessoria sarà applicata nella sua misura massima (30 giorni).
 
In attesa di un nuovo decreto che possa fare chiarezza sulle condotte oggi vietate, lo Studio rimane a disposizione per fornire ogni indicazione utile.
 
 
 
Dott.ssa Maria Tremolada
 
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